[11-07-2013]

GUARDIA SANFRAMONDI,PENGUE: “IN NOME DI DIO, ANDATEVENE!”

noi_cittadini_per_il_sud_SMALL_JPEGEra il 20 aprile 1653. Oliver Cromwell, condottiero e politico inglese, nel suo celebre discorso al Parlamento inglese, al grido di “In nome di Dio, andatevene!”, denunciava la monarchia inglese e la sua classe politica corrotta e disonesta: “È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli. Avete conservato almeno una virtù? C’è almeno un vizio che non avete preso? Il mio cavallo crede più di voi; l’oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? È rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene del Commonwealth? Voi, sporche prostitute, non avete forse profanato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con immorali principi e atti malvagi? Siete diventati intollerabilmente odiosi per un’intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l’ingiustizia! Basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene!”.

Parafrasando Di Pietro, che c’azzecca il discorso di Cromwell (ripreso, tra l’altro, anche da un noto comico sul suo blog qualche tempo fa) con Guardia Sanframondi? C’azzecca, perché ancora non riesco a spiegarmi ed a capacitarmi sul motivo per cui tanta gente, non in Inghilterra, ma a Guardia Sanframondi, nel 2013, trecentosessant’anni dopo Cromwell, ancora si genufletta al cospetto di una pseudo-monarchia individualista, senza provare un minimo moto di sdegno, anzi assumendo atteggiamenti di dedizione e servilismo totale che non hanno alcuna spiegazione ragionevole. Una pseudo-monarchia che non trova meglio da fare che prendere in giro un paese intero riempendo quotidianamente, di chiacchiere vuote e proposte inutili, lo spazio antistante la loro bocca. Una pseudo-monarchia precipitata nello specchio di Narciso e con la tessera del Rotary e del Lions Club nel proprio portafogli, che pensa di correggere l’umanità guardiese fino ad abolirne la storia e l’esperienza, per fabbricare il suo mondo migliore. Un mondo basato sul presupposto di dover dimostrare una propria “superiorità” etica, culturale, economica, ecc… Un mondo migliore, elitario. Appariscente. Un mondo di artisti, pittori, scultori multietnici e multiculturali con cui allestire mostre di “respiro internazionale” (una curiosità: scorrendo la lista degli artisti partecipanti alla mostra “International Art Exhibition”, in programma nei prossimi giorni, spicca l’assenza dell’artista scozzese, ormai cittadina guardiese, Clare Galloway. Qualcuno ne sa qualcosa?). Nuovi cittadini, americani, scozzesi, messicani, “tornati ad uno stato di vita naturale”, ultimi numi tutelari dei luoghi e delle domus guardiesi da aggiungere alla speciale classifica della permalosità perché oggi costretti (udite! udite!) a girare per le strade di Guardia con il tablet provvisto di traduttore simultaneo, poiché non comprendono l’italiano e in particolare il dialetto guardiese.

C’azzecca, perché a Guardia Sanframondi la pseudo-monarchia non esita a sottoscrivere un illogico quanto sconveniente (per la collettività) Protocollo d’intesa con una società privata per il recupero e il riuso del Convento di San Francesco: un protocollo a dir poco sbilanciato dalla parte del privato (basta dare un’occhiata alle condizioni riportate in quel documento). C’azzecca, ma non importa! Non importa sapere se i patti contenuti in quel Protocollo verranno poi rispettati. Se e quante maestranze locali saranno realmente coinvolte. Di tutto ciò, infatti, nel documento non si parla, non c’è traccia. Non importa! Non importa perché Guardia grazie al culto della personalità della sua pseudo-monarchia sarà dotata di una struttura a sette stelle. Avrà la vinoterapia. Come in Trentino. E là dove l’umanità guardiese si raccoglieva in uno spazio di fede, là dove le pietre cantavano e la civiltà francescana si raccoglieva in uno spazio di luce e di fede, fra qualche anno (???) si gusteranno prelibatezze preparate da rinomati chef e ci si tufferà nel nettare di Aglianico (fa un po’ senso, lo confesso, da amante della storia e della cultura di questa comunità, immergersi in una vasca di vino posta sotto l’affresco dell’allievo di Solimena). E poco importa del sacro ridotto a lusso e degustazione; della indecifrabile “collaborazione allo scempio” della Soprintendenza ai Beni Culturali e Architettonici; dell’anima che cede allo stomaco, dello spirito che cede alla Falanghina. Non importa se un luogo di culto e di devozione dove si sono raccolti i nostri avi, dove la gente ha pregato, sofferto, sperato e disperato, verrà trasformato in un lussuoso sito crapulone e mangereccio. Non importa, perché, vedere oggi la pseudo-monarchia guardiese indignata, col piglio sprezzante e scandalizzato, offesa (al punto da togliere il saluto), addirittura mettere il broncio, come quel bambino prepotente e perdente che porta via la palla durante una partitella tra amici, vi assicuro, è uno spettacolo impagabile, qualcosa che nemmeno la Mastercard è in grado di offrire.

Ecco perché il grido di dolore di Oliver Cromwell c’azzecca.

Ecco perché: “In nome di Dio, andatevene!”